Storia
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Breve storia della DB
Il 10 marzo 1968 un gruppo di teologi riformati redige un manifesto con il quale richiede un aiuto maggiore per i paesi in via di sviluppo e relazioni più eque tra la Svizzera e il Sud del mondo. Questo manifesto, denominato “Dichiarazione di Berna”, alla fine del 1968 venne firmato da più di 1000 persone.

Estratto dell’Art.1 della “Dichiarazione di Berna” (1968):
“Apparteniamo alla prima generazione di uomini che conosce l’ampiezza di questo disastro e che ha i mezzi per porvi termine; ci prendiamo pertanto una grande responsabilità se non facciamo tutto ciò che è in nostro potere per lottare contro la fame e contro la miseria, per i diritti e per la dignità dell’uomo”.

Nei due anni successivi, attraverso una vasta campagna di informazione, vennero raccolte più di 10'000 firme a sostegno della “Dichiarazione di Berna”. I firmatari si impegnarono a versare il 3% del loro reddito a favore dell’aiuto allo sviluppo. Da quella “Dichiarazione” naque nel 1970 un’importante organizzazione per la politica di sviluppo.

Tra le tappe più significative della DB possiamo citare:
• il lancio del caffè Ujamaa (proveniente dalla Tanzania) nel 1974, il primo prodotto del commercio equo;
• la campagna „perché juta?“ tra il 1976 e il 1978, per la promozione di sacchi juta provenienti dal Bangladesh;
• la campagna per l’iniziativa sulle banche nel 1978, dalla quale risultò la creazione della Banca Alternativa Svizzera;
• la campagna “medi-minus” alla fine degli anni '80, per l’accesso ai medicamenti garantito a tutti, con la distribuzione di confezioni con schede informative sull’uso appropriato dei medicamenti;
• l'azione “Let’s go fair” nel 1998, per scarpe sportive prodotte con dignità;
• la conferenza “Public Eye on Davos“ a partire dal 2000, che si svolge ogni anno contemporaneamente al WEF e che informa l’opinione pubblica sulle conseguenze negative della politica neoliberale promossa dalle grandi multinazionali.

La DB ha svolto un ruolo pionieristico nel panorama delle ONG attive nel campo dell’aiuto allo sviluppo. Da sempre infatti, non si limita a sollecitare maggiori aiuti per i paesi poveri, ma mira anzitutto al superamento dell’attitudine predominante per cui il Sud dovrebbe svilupparsi secondo il modello del Nord. Al contrario essa sollecita uno “sviluppo” del Nord, in particolare un cambiamento delle relazioni economiche e politiche della Svizzera con i paesi più svantaggiati, secondo il motto: "non si tratta di dare di più, bensì di togliere di meno".