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Davos è divenuta una delle capitali della globalizzazione. Ogni anno, la piccola località montana della Svizzera ospita il meeting annuale del Forum mondiale dell'economia (World Economic Forum, WEF) e richiama circa duemila amministratori delegati di imprese multinazionali, leaders politici, accademici e giornalisti. Centinaia di seminari e meeting informali offrono opportunità di discutere importanti questioni. Presidenti, primi ministri, dirigenti di imprese e investitori finanziari, insieme tracciano la mappa delle regole dell’economia globale su finanza, commercio e sviluppo. Sotto il motto altisonante di "essere impegnati a migliorare il pianeta", gli incontri del Forum hanno portato all’avvio di negoziati commerciali come per esempio l’Uruguay Round del GATT o il NAFTA. Il meeting di quest’anno discuterà di temi quali "la costruzione di una nuova architettura finanziaria", "dopo Seattle: chi vuole la liberalizzazione del commercio?", "quante persone può sostenere il pianeta?", "cosa è rimasto da privatizzare", "il destino dell’universo". La struttura di ogni meeting dovrebbe essere compatibile con i suoi obiettivi e i suoi temi. Il World Economic Forum conviene sul fatto che "creare un nuovo paradigma di governo a un livello nazionale così come ad un livello internazionale" è una sfida centrale del XXI secolo. Qual è il paradigma di governo proprio del WEF? I suoi membri sono le mille maggiori società private e le mille compagnie cosiddette di crescita globale. Ai meeting annuali, ristretti circoli del mondo degli affari, del governo, del mondo accademico e di quello della comunicazione, discutono problemi di importanza mondiale. I rappresentanti dei media sono scelti accuratamente e alcuni sono stati esclusi dopo avere espresso critiche sul WEF. I giornalisti sono anche esclusi da certi meeting segreti. La gente comune non ha voce nelle discussioni di Davos. Le donne sono una piccola minoranza tra i partecipanti. Il numero di rappresentanti di organizzazioni non governative sta crescendo, ma è ancora troppo piccolo. Questo approccio segreto non è compatibile con "l’altissimo grado di credibilità, efficienza e affidabilità" a cui aspira il WEF. Come testimoniano i casi del NAFTA e dell’Uruguay Round, questo approccio ha contribuito piuttosto ad accrescere i problemi di emarginazione economica, crisi finanziaria, perdita di spazio democratico, esclusione sociale e distruzione ambientale di cui il mondo oggi soffre. Gli affari pubblici devono essere negoziati in Forum democratici, in uno spirito di apertura e partecipazione, con una piena possibilità di dibattito e dissenso pubblici. Noi crediamo inoltre che esistano due scelte per il WEF. Se intende rimanere un club esclusivo per le élite delle grandi società multinazionali, i rappresentanti dei governi e delle organizzazioni internazionali non dovrebbero più negoziare i loro affari negli incontri esclusivi del Forum a Davos. Il fallimento del MAI e quello del Millennium Round della WTO dimostrano che nel mondo d’oggi questioni di pubblico interesse non possono più essere negoziate a porte chiuse. Se invece il WEF intende diventare un Forum dove vengono discusse importanti questioni pubbliche, deve radicalmente cambiare le sue prospettive, regole e procedimenti. Dovrebbe mettere al centro della sua agenda questioni come la cancellazione del debito, il commercio equo, il controllo democratico delle istituzioni internazionali, fermare gli abusi contro i diritti umani e la discriminazione contro le donne, prevenire la privatizzazione delle forme di vita e dei beni pubblici, favorire il cambiamento di modelli di consumo non sostenibili. La partecipazione al WEF deve essere bilanciata per includere tutti i settori sociali, particolarmente i gruppi che fino adesso sono stati emarginati dai processi di globalizzazione. I media interessati dovrebbero essere liberi di partecipare a tutti gli incontri del Forum e deve essere esclusa la pratica di incontri segreti. Per prendere in prestito il motto del Forum del 2000, un simile approccio costituirebbe davvero "un nuovo inizio" per Davos. Per queste ragioni, numerose Ong saranno presenti a Davos per monitorare le discussioni del WEF. Faremo pressione perché si affermi questa nuova prospettiva e uno spazio più democratico al Forum, in modo da dare voce ai gruppi sociali che pagano il prezzo del processo di globalizzazione.
Un occhio pubblico è su Davos.Questa presa di posizione è stata sottoscritta da 150 ONG di 39 nazioni.