Play Fair 2008
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Aziende controllate  (31.08.07)
LEKIT STATIONERY COMPANY LTD.
“Almeno due o tre volte al mese mi è capitato di lavorare dall’alba fino alle due di notte. Ero morta di fatica, ma ho dovuto riprendere il solito turno la mattina stessa” (una bambina di 13 anni impiegata alla Lekit)

Azienda di proprietà taiwanese con sede nella città di Dongguan, nel Guangdong, Cina meridionale, la Lekit produce dal 1977 cancelleria e articoli da scrivania in pelle con certificazione ISO 9001. E’ fornitore ufficiale di cancelleria per i giochi olimpici di Pechino 2008 e di gadget con il logo olimpico. Un ricercatore di Play Fair è riuscito a farsi assumere all’inizio dell’anno nello stabilimento di Dongguang e ha raccolto informazioni di prima mano sulle condizioni di lavoro. I 400 dipendenti della Lekit sono pagati a cottimo con tariffe così basse da richiedere almeno 13 ore di lavoro al giorno e nessun giorno di riposo durante il mese (eccezionalmente la domenica sera per concessione aziendale), per poter raggiungere il minimo legale in vigore nella regione. La Lekit è anche una delle tante imprese che impiegano un gran numero di lavoratori occasionali, non versano i contributi pensionistici e sanitari di legge, non riconoscono congedi per maternità per nessuno dei dipendenti, non stipulano contratti in forma scritta. La disciplina interna è mantenuta con un severo sistema di multe e punizioni, che vanno da una detrazione di una giornata intera di paga per chi si trattiene per più di 15 minuti nei bagni ai 3 giorni di paga per un’assenza dal lavoro di un solo giorno. Nel rapporto di Play Fair 2008 sono pubblicate le fotografie di bambini al lavoro: all’epoca dell’indagine (gennaio 2007) ve n’erano più di 20 ingaggiati durante le vacanze scolastiche invernali, il più giovane aveva 12 anni. Anche per loro vale lo stesso orario degli adulti: dalle 7:30 alle 22:30 ma con un salario inferiore, già di per sé pari alla metà del minimo legale e senza maggiorazioni per lo straordinario. Le attività più rischiose per la salute, per le quali non esiste prevenzione, riguardano l’uso di saldatori, colle, e sostanze chimiche caustiche per il trattamento delle pelli.

YUE WING CHEONG LIGHT PRODUCTS (SHENZHEN) CO. LTD
“Nessuno indossa i guanti protettivi in fabbrica. Rallenterebbe troppo il lavoro, guai se lo facessimo! Certo che mi bruciano le mani, e non serve a niente immergerle nell’acqua. Anzi è peggio. Quando lavo i panni col detersivo piango di dolore” (un’operaia della Yue Wing Cheong)
“Siedo alla macchina da cucire tutti i giorni dalle 7:30 del mattino alle 11:00 di sera. Quando smetto ho le natiche intorpidite e mi fa male la gamba destra. Ormai la gamba destra mi procura un dolore continuo” (un’altra operaia della Yue Wing Cheong)

La Yue Wing Cheong (YWC), con sede negli Stati Uniti, è stata fondata nel 1978 da investitori di Hong Kong e, stando al suo sito web, produce una vasta gamma di borse e zainetti per marchi internazionali, fra questi Disney, Nike, Reebok, Wal-Mart, Home-Depot, Burberry, Marykay e Dell. Confeziona per Pechino 2008 una cinquantina di articoli recanti il logo olimpico. Il complesso manifatturiero di Shenzhen è molto vasto: 5 stabilimenti a tre piani (per un totale di 3 mila macchine per cucire) ospitanti dormitori, mense, una clinica, luoghi di svago e spacci per i dipendenti. A dispetto di quanto l’impresa vanta nel suo sito a proposito dell’etica professionale e dell’osservanza degli standard di lavoro che sarebbero comprovati dalle periodiche ispezioni delle società committenti, sono almeno cinque le violazioni più gravi delle leggi cinesi riscontrate dai ricercatori di Play Fair. La prima riguarda i livelli salariali che sono del 64,6% inferiori al minimo legale per il distretto di Shenzhen; il calcolo è stato fatto tenendo conto delle ore di straordinario obbligatorio non remunerate, delle giornate di riposo non concesse (anche in questi stabilimenti si lavora senza interruzione) e delle detrazioni irregolari. Verificare i conteggi dello stipendio è praticamente impossibile perché la busta paga viene consegnata senza indicazione dei coefficienti applicati.
Il problema più sentito dai lavoratori è quello della salute e della sicurezza, in particolare i disturbi respiratori causati dalle polveri di tessuto che saturano l’aria, i dolori muscolari provocati da posture innaturali e prolungate alla macchina per cucire, la manipolazione a mani nude di tinture chimiche irritanti, i rischi di incendio. Assentarsi per malattia è molto difficile, dopo tre giorni si perde il diritto a un mese di salario e si va incontro al licenziamento; se alla fine si danno le dimissioni, si perde l’ultimo mese di retribuzione. Per trarre in inganno gli ispettori delle imprese committenti, i lavoratori ricevono ogni mese un foglio paga regolare, ma fasullo, e vengono istruiti a dichiarare il falso su altri aspetti della vita lavorativa.

EAGLE LEATHER PRODUCTS COMPANY LTD
“In mensa mangiamo quasi tutti i giorni verdure, ma sono disgustose e cucinate in pessime condizioni igieniche. Per non morire di fame, ci tocca buttarle giù senza guardare” (un’operaia della Eagle Leather Products)

Non è la migliore né la peggiore delle quattro imprese indagate, per lo meno dal punto di vista salariale: il personale della Eagle Leather Products è moderatamente soddisfatto delle retribuzioni, corrisposte rispettando il minimo legale. Tuttavia, i turni interminabili, le multe, i ritardi nei pagamenti, il mancato versamento dei contributi assicurativi, insieme ad altre irregolarità, avrebbero dovuto escluderla dal novero delle imprese licenziatarie dei Giochi. La Eagle Leather Products, di proprietà della Silver Billion International Enterprise Ltd., con sede a Hong Kong, impiega circa 200 persone e produce a Dongguang dal 1995 zainetti e borse da viaggio. La metà degli ordinativi è assorbita attualmente da prodotti a marchio olimpico. Come le altre tre aziende esaminate, la Eagle commina multe per l’uso dei bagni o le assenze anche di un solo giorno, non riconosce i congedi per maternità, non ammette la presenza neppure del sindacato ufficiale. I rischi per la salute sono alti nel reparto verniciatura che non ha adeguato ricambio d’aria: soprattutto nel periodo estivo, le richieste di assentarsi per indisposizione sono numerose, ma solo una su cinque viene accettata. La malnutrizione colpisce tutti i lavoratori che non hanno mezzi sufficienti per permettersi pasti di buona qualità al di fuori della fabbrica dove si mangia gratuitamente, ma cibo scadente e cucinato in pessime condizioni igieniche.

MAINLAND HEADWEAR HOLDINGS LIMITED
“Anche se volessi andarmene non me lo permetterebbero. L’unico modo è non presentarsi al lavoro per tre giorni, a quel punto si viene licenziati. Si perde un mese di paga, ma per lo meno si riacquista la libertà. Molti lo fanno” (un operaio della Mainland Headwear Holdings Limited)

Mainland Headwear Holdings Limited, con sede a Hong Kong, è la più grande ed internazionale delle aziende esaminate. Produce dal 1986 cappelli e berretti sportivi e casual (30 milioni di pezzi all’anno) per numerose società, grandi marchi e club sportivi, fra i più importanti Warner Brothers, NBA, Manchester United Football Club, Reebok, Timberland, Ellesse, Fila, Diadora, Budweiser. Detiene l’esclusiva per la produzione di berretti con il marchio olimpico, che distribuisce in alcuni grandi magazzini delle principali città cinesi, oltre all’esclusiva mondiale per la produzione dei 5 berretti della FIFA. Le interviste hanno coinvolto i lavoratori della Shenzhen Buju Zhenhan, il più grande dei tre stabilimenti produttivi della Mainland Headwear, che occupa 3 mila persone, la metà delle quali sono donne.
Il problema principale è il salario: il lavoro ordinario è remunerato il 57% meno del minimo legale per i lavoratori pagati a cottimo e il 35,7% meno per i lavoratori pagati su base oraria; il lavoro straordinario, pari a 5,5 ore al giorno (2,5 ore oltre al limite di legge) compresi i sabati è obbligatorio, ma non adeguatamente remunerato, e i coefficienti applicati sono sistematicamente omessi dalla busta paga. Basta assentarsi per tre giorni senza giustificazione e si perde il posto, insieme a un mese di salario e al deposito cauzionale illegale (100 yuan alla Mainland Headwear) ma almeno, come hanno raccontato tanti ex lavoratori della Mainland Headwear “si riacquista la libertà”. La cosa più sorprendente per una società quotata nel listino di borsa di Hong Kong, come la Mainland Headwear, è la dettagliata serie di istruzioni che ricevono i dipendenti su come mentire agli ispettori inviati dalle imprese committenti sulle vere condizioni di lavoro, pena il licenziamento immediato.