Campagna sulle Olimpiadi
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Campagna sulle Olimpiadi 2004   (04.03.04)
Oro olimpico per le notevoli prestazioni nell’industria tessile
Organizzazioni svizzere che sostengono la campagna
Le olimpiadi 2004 di Atene sono un affare d’oro soprattutto per le star dello sport. Ma anche per marche sportive come Asics, Fila, Lotto, Puma e Umbro: grazie alla promozione dovuta alle olimpiadi guadagneranno milioni con la vendita di abbigliamento sportivo. La fabbricazione del maggior numero di vestiti nel minor tempo possibile non è però una disciplina olimpica. La 22enne Phan infatti, dipendente di una fabbrica tessile in Tailandia, deve cucire 240 colletti all’ora, senza ricevere per questo una medaglia o una degna ricompensa: la sua paga è di soli 25 centesimi all’ora.

Con la loro politica commerciale (termini di consegna sempre più corti, „dumping“ dei prezzi), le marche sportive esercitano una costante pressione sui fornitori e non s’interessano delle condizioni di lavoro. Inoltre il personale delle fabbriche non viene mai chiamato in causa nell’applicazione degli standard sociali, e la libertà sindacale viene sistematicamente ostacolata.


Il „dumping“ sociale delle aziende
Imprese come Reebok, Adidas, Nike e Puma, cioè quelle che fin’ora sono state al centro delle critiche delle organizzazioni non governative (ONG), hanno cominciato a collaborare con i sindacati e le ONG per trovare una via verso l’applicazione degli standard sociali riconosciuti internazionalmente. Gli effetti di queste misure sono purtroppo ancora molto limitati. La campagna sulle olimpiadi 2004 è indirizzata anche e soprattutto alle marche più “piccole” come Fila, Umbro, Asics, Mizuno, Lotto, Kappa e New Balance, che non hanno ancora intrapreso nessuno sforzo in questo senso. Le pratiche di “dumping” sociale di un’impresa vanificano infatti l’impegno degli altri. Di fronte a questa situazione gravissima e alle sistematiche trasgressioni dei codici internazionali, il Movimento Olimpico, in particolare il Comitato Olimpico Internazionale, è restato fin’ora colpevolmente a guardare.

Spirito olimpico nell’industria dell’abbigliamento sportivo!
In Svizzera la Campagna sulle Olimpiadi viene portata avanti da Clean Clothes Campaign (CCC), Dichiarazione di Berna (DB) e Unione sindacale Svizzera (USS). Essa si rivolge in prima linea a gruppi sportivi di ogni genere. Club e società che praticano attività sportive vengono invitati a sottoscrivere l’Appello Olimpico Svizzero. In questo modo danno segnale forte, affinché nel prossimo futuro il “fair play” sia presente anche nelle fabbriche dell’abbigliamento sportivo. L’obiettivo è di trovare il maggior numero di associazioni che, nel segno del vero spirito olimpico, sostengano la campagna e firmino l’Appello.

Rapporto: «Fairplay in Olympia»
La campagna viene portata avanti in più di 25 paesi. Un rapporto recentemente pubblicato da Oxfam International, Clean Clothes Campaign e dalla rete sindacale Global Unions, presenta i retroscena della campagna. Esso mostra in modo sconvolgente le pratiche commerciali senza scrupoli delle grandi imprese d’articoli sportivi, totalmente in contrasto con lo spirito ed il messaggio della „Carta Olimpica“. Il rapporto «Fairplay in Olympia» parte dal presupposto che il Movimento Olimpico ha i mezzi e il potere per garantire dei miglioramenti delle condizioni di lavoro ai milioni di dipendenti dell’industria sportiva.

   Nel rapporto «Play Fair at the Olympics»   (1.4 MB)
  Maggiori informazioni sulla campagna internazionale nella pagina: www.fairolympics.org.