Caffè
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Il caffè (s)corretto  (30.09.03)
Il caffè (s)corretto
La situazione del mercato del caffè è sempre più critica. Nel breve testo che segue sarà messo l’accento sui motivi della crisi e sulle possibili vie d’uscita o rivendicazioni.

Perchè il prezzo del caffè è crollato?
In primo luogo i paesi produttori, intrappolati dal debito, continuano a subire le ricette del Fondo Monetario
internazionale, che con i suoi piani di aggiustamento strutturale li obbliga a riforme dell’economia a uso e consumo dei paesi più potenti, come:

  produrre sempre di più (con conseguente sovrapproduzione), soprattutto per l’esportazione, sfruttando senza limiti le risorse naturali;
  bloccare i salari;
  svalutare la moneta;
  tagliare le spese sociali;
  privatizzare tutto il possibile.

Dal 1989 inoltre il prezzo del caffè è stato liberalizzato (in precedenza i paesi produttori aderivano in gran parte all’ICO, un organismo che regolamentava la produzione per l’esportazione), a causa della concorrenza tra i produttori stessi, ma anche delle pressioni di alcuni paesi importatori, tra cui gli Usa. Oggi il prezzo internazionale di questo prodotto è oggetto di speculazioni che lo rendono estremamente instabile.

In più il mercato è stato invaso dal caffè prodotto dal Vietnam, su sollecitazione della Banca mondiale, e dall’aumento di quello prodotto in Brasile, fattori che hanno ulteriormente aggravato l’eccesso di offerta.
Il boom in Vietnam è stato possibile grazie alla spinta sul mercato da parte delle principali multinazionali del settore (Nestlè, Kraft, Procter & Gamble, Sara Lee), promuovendo caffè del tipo Robusta, meno pregiato, più a buon mercato e di più facile coltivazione rispetto al tipo Arabica.
In aggiunta elenchiamo qui di seguito altre cause di questa crisi gravissima:

  grosse scorte controllate dalle multinazionali;
  calo del consumo dovuto all’aumento della concorrenza nel mercato delle bevande;
  produttori che lavorano in un mercato privo di informazione, il che peggiora anche la qualità dei controlli e del prodotto stesso;
  spostamento sempre più accentuato dei poteri e dei vantaggi verso torrefattori, mediatori e grande distribuzione organizzata;
  corsa sempre più sfrenata verso il massimo profitto da parte delle multinazionali del caffè;
  interessi nazionali dei paesi produttori.

Che fare, dunque?
Nel settembre scorso l’Ong Oxfam International ha deciso di affrontare una situazione che non fa che aggravarsi e ha lanciato una campagna internazionale per ottenere misure per la riduzione della produzione, accompagnata da un miglioramento della qualità del caffè e la stabilizzazione dei prezzi, per scoraggiare speculazioni e pratiche inique nella fissazione dei prezzi, per il sostegno ai piccoli contadini nel diversificare le produzioni agricole, per la promozione del consumo critico e del commercio equo ed infine per il divieto delle manipolazioni genetiche sul caffè.

Particolare impegno viene chiesto ai governi dei paesi consumatori, soprattutto nel sostenere l’ICO e la regolamentazione della produzione e dei prezzi, nell’aiutare i paesi produttori a sviluppare qualità pregiate di caffè, produzione biologica e così via. Si chiede anche di introdurre una minima tassa per scoraggiare le speculazioni sul prodotto, costituendo con il ricavato un Fondo per il caffè.

E i consumatori? Possono scegliere, come sempre, e far sentire il peso delle loro scelte. Per esempio consumando solo caffè equo e solidale, informando amici e conoscenti del sistema iniquo e perverso che sostengono inconsapevolmente bevendo caffè di marca e magari facendo pressioni perché il bar sotto casa e il supermercato all’angolo si rifornisca anche delle marche del commercio equo. E poi facendo pressione sul governo perchè si impegni realmente a migliorare le condizioni di vita dei piccoli produttori di caffè. E, infine, scrivendo ai giganti del settore. Per informazioni e per aderire all’appello, raccogliere firme o scrivere alle grandi imprese del settore:

  www.maketradefair.com
  www.altromercato.it





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