Appello
Racconto di Ida Mustari, lavoratrice della fabbrica PT Doson, Indonesia (14.05.03)
Racconto di Ida Mustari, lavoratrice della fabbrica PT Doson, Indonesia
|
«Il mio nome è Ida Mustari.
Ho lavorato per 9 anni nella fabbrica PT Doson in Indonesia. La PT Doson produceva scarpe sportive per la Nike. Prima lavoravo in un’altra fabbrica, la PT NASA, anch’essa fornitrice di scarpe per la Nike. All’inizio ho lavorato come sarta, in seguito ero responsabile del controllo della qualità.
Con 9 anni di esperienza guadagnavo ca. 70 $ al mese. Non era abbastanza per coprire i costi esistenziali. Ho un marito e due figli. Al mese avremmo bisogno di ca. 250 $ per i bisogni essenziali. Mio marito ed io lavoravamo a tempo pieno. Nonostante ciò, dovevamo fare parecchi straordinari, per perlomeno soddisfare i bisogni primari.
Non era però abbastanza per una babysitter. Per questo dovevamo mandare i nostri figli dai miei genitori. Loro vivono molto lontano. Il viaggio dura 36 ore. Per questo motivo vedevo i miei figli solamente una volta all’anno. Durante la festa di Lebaran potevo trascorrere con loro 4 giorni.
Nel settembre 2002 7 mila dipendenti della PT Doson sono stati licenziati. In precedenza la Nike aveva cancellato tutte le commesse e la fabbrica è stata costretta a chiudere.
La fabbrica Doson nega ai suoi dipendenti il pagamento della completa indennità di licenziamento che è prevista per legge. Anche se la Nike non è tenuta legalmente a rispondere, essa è moralmente responsabile.
Molte delle 7000 persone della PT Doson hanno famiglia. In questo momento non sanno come sostentare le proprie famiglie. Nike al contrario ha potuto approfittare del nostro lavoro durante 10 anni. Nike ci ha assicurato un certo aiuto. Ma è comunque molto meno rispetto a ciò cui abbiamo diritto per legge.
Per questi motivi le persone licenziate stanno soffrendo molto dal momento della chiusura della fabbrica. Con nostro denaro dobbiamo finanziare adesso i passi legali per portare il titolare della fabbrica davanti alla giustizia. Vogliamo ricevere ciò che ci spetta per legge. Questo processo può durare però molto tempo e costerà parecchio.
Per risparmiarci questo lungo e difficile iter giudiziario, chiediamo a Nike di prendersi le proprie responsabilità e di pagare immediatamente le indennità che ci spettano.»

