L’uguaglianza fra uomo e donna ha da valere anche nella politica commerciale svizzera
L’uguaglianza fra uomo e donna ha da valere anche nella politica commerciale svizzera
Giornata Internazionale della Donna 2001
In concomitanza con la Giornata Internazionale della Donna, la Dichiarazione di Berna, il Consiglio delle Donne per la Politica Estera (FrAu) e l’ONG Coordinazione Post Beijing alla quale fanno capo oltre 30 organizzazioni femminili, si appellano al Consiglio Federale affinché tenga maggiormente conto delle particolari problematiche a cui le donne svizzere devono far fronte negli ambiti commerciali. In particolare si consiglia che le decisioni di politica commerciale siano suffragate da rispettive analisi sulla posizione femminile; che le delegazioni commerciali includano persone impegnate nel raggiungimento della parità fra uomo e donna; e che il Segretariato di Stato dell’Economia (seco) inizi ancora nel 2001 corsi di formazione del proprio personale su tematiche concernenti l’uguaglianza fra uomo e donna.
Prenderà il via a Novembre in Qatar, nel Golfo Persico, la quarta Conferenza dei Ministri dell’ Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC-WTO). Dopo il fallimento di Seattle si cercherà nuovamente di raggiungere un accordo su un’ulteriore vasta ondata di liberalizzazioni dei commerci mondiali. La Dichiarazione di Berna, il Consiglio delle Donne per la Politica Estera (FrAu) e l’ONG Coordinazione Post Beijing temono che tali liberalizzazioni vengano introdotte a scapito delle donne. Le donne rappresentano infatti ben l’80% fra i più poveri al mondo.
L’OMC parte dal presupposto errato che una liberalizzazione dei mercati mondiali favorisca in egual misura uomini e donne. Così facendo ignora le profonde diversità di condizione fra uomini e donne. Soprattutto nei paesi del sud le donne hanno un accesso quantomai difficile a crediti finanziari, proprietà terriere o una formazione scolastica; la loro mobilità è spesso condizionata da impegni familiari, e la loro quotidianità il più delle volte segnata da attività non retribuite. "È quindi davvero ora", così Marianne Hochuli della Dichiarazione di Berna, "che il Segretariato di Stato dell’Economia prenda atto che la politica commerciale ha direttamente a che fare con la parità fra uomo e donna."
Economiste e donne impegnate in organizzazioni femminili mettono sempre più in evidenza la palese parzialità delle attuali teorie economiche. "Com’è possibile fare una politica commerciale realistica senza considerare che la maggior parte del lavoro umano svolto, cioè quella non retribuita, venga ignorata e per giunta considerata come illimitatamente disponibile e flessibile?" si chiede Mascha Madörin, economista e membro del Consiglio delle Donne per la Politica Estera.
Presente cinque anni fa’ alla Conferenza dell’ONU di Pechino sulla Donna, la Svizzera si era impegnata a tenere conto, nelle sue decisioni politico-economiche, della parità fra uomo e donna. Alle buone intenzioni non sono però seguiti i fatti. Il Segretariato di Stato dell’Economia persegue una rapida liberalizzazione dell’economia mondiale, senza che siano ancora noti gli effetti che i precedenti accordi dell’OMC abbiano sui singoli uomini, donne e bambini.
Risulta così che i più importanti produttori di beni alimentari a livello mondiale siano donne. Sono loro che impiegano più tempo nello sfruttamento e nella preservazione delle risorse naturali assicurando in questo modo il nutrimento alla famiglia. "Anch’io sono una produttrice di beni alimentari" disse a Pechino Lisbeth Ulrich, oggi membro dell’ONG Coordinazione Post Beijing, e sottolineò quanto questa attività lavorativa risulti talmente mal pagata da non assicurare sovente nemmeno il minimo vitale di sopravvivenza.
Per ulteriori informazioni:
Tel. 01 277 70 11
Tel. 061 683 83 23
Membri della Coordinazione Post Beijing Svizzera:
Frauenstelle für Friedensarbeit cfd, CEVI Schweiz. Kommission für Frauenfragen, Coordination romande Suivi de Pékin, Fraueninformationszentrum FIZ, Frauen + Entwicklung, Frauen für den Frieden, Frauenkirchen-Synode Schweiz, Frauenplenum GR, Frauenrat für Aussenpolitik, FRAP!, Nosotras - Wir Frauen, Pfadibewegung Schweiz PBS, Schweiz. Arbeiterhilfswerk SAH, Schweiz. Landfrauenverband SLFV, Schweiz. Arbeitsgemeinschaft der Jugendverbände SAJV, Schweiz. Kath. Frauenbund SKF, Schweiz. Verband d. Akademikerinnen SVA, Schweiz. Verband alleinerziehender Mütter + Väter SVAMV, Schweiz. Verband für Frauenrechte svf, Schweiz. Vereinigung f. Straflosigkeit des Schwangerschafts-abbruchs svss, Tuluyang Pinoy, vast, WAGGGS alliance F
In concomitanza con la Giornata Internazionale della Donna, la Dichiarazione di Berna, il Consiglio delle Donne per la Politica Estera (FrAu) e l’ONG Coordinazione Post Beijing alla quale fanno capo oltre 30 organizzazioni femminili, si appellano al Consiglio Federale affinché tenga maggiormente conto delle particolari problematiche a cui le donne svizzere devono far fronte negli ambiti commerciali. In particolare si consiglia che le decisioni di politica commerciale siano suffragate da rispettive analisi sulla posizione femminile; che le delegazioni commerciali includano persone impegnate nel raggiungimento della parità fra uomo e donna; e che il Segretariato di Stato dell’Economia (seco) inizi ancora nel 2001 corsi di formazione del proprio personale su tematiche concernenti l’uguaglianza fra uomo e donna.
Prenderà il via a Novembre in Qatar, nel Golfo Persico, la quarta Conferenza dei Ministri dell’ Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC-WTO). Dopo il fallimento di Seattle si cercherà nuovamente di raggiungere un accordo su un’ulteriore vasta ondata di liberalizzazioni dei commerci mondiali. La Dichiarazione di Berna, il Consiglio delle Donne per la Politica Estera (FrAu) e l’ONG Coordinazione Post Beijing temono che tali liberalizzazioni vengano introdotte a scapito delle donne. Le donne rappresentano infatti ben l’80% fra i più poveri al mondo.
L’OMC parte dal presupposto errato che una liberalizzazione dei mercati mondiali favorisca in egual misura uomini e donne. Così facendo ignora le profonde diversità di condizione fra uomini e donne. Soprattutto nei paesi del sud le donne hanno un accesso quantomai difficile a crediti finanziari, proprietà terriere o una formazione scolastica; la loro mobilità è spesso condizionata da impegni familiari, e la loro quotidianità il più delle volte segnata da attività non retribuite. "È quindi davvero ora", così Marianne Hochuli della Dichiarazione di Berna, "che il Segretariato di Stato dell’Economia prenda atto che la politica commerciale ha direttamente a che fare con la parità fra uomo e donna."
Economiste e donne impegnate in organizzazioni femminili mettono sempre più in evidenza la palese parzialità delle attuali teorie economiche. "Com’è possibile fare una politica commerciale realistica senza considerare che la maggior parte del lavoro umano svolto, cioè quella non retribuita, venga ignorata e per giunta considerata come illimitatamente disponibile e flessibile?" si chiede Mascha Madörin, economista e membro del Consiglio delle Donne per la Politica Estera.
Presente cinque anni fa’ alla Conferenza dell’ONU di Pechino sulla Donna, la Svizzera si era impegnata a tenere conto, nelle sue decisioni politico-economiche, della parità fra uomo e donna. Alle buone intenzioni non sono però seguiti i fatti. Il Segretariato di Stato dell’Economia persegue una rapida liberalizzazione dell’economia mondiale, senza che siano ancora noti gli effetti che i precedenti accordi dell’OMC abbiano sui singoli uomini, donne e bambini.
Risulta così che i più importanti produttori di beni alimentari a livello mondiale siano donne. Sono loro che impiegano più tempo nello sfruttamento e nella preservazione delle risorse naturali assicurando in questo modo il nutrimento alla famiglia. "Anch’io sono una produttrice di beni alimentari" disse a Pechino Lisbeth Ulrich, oggi membro dell’ONG Coordinazione Post Beijing, e sottolineò quanto questa attività lavorativa risulti talmente mal pagata da non assicurare sovente nemmeno il minimo vitale di sopravvivenza.
Per ulteriori informazioni:
| Marianne Hochuli, Dichiarazione di Berna |
| Mascha Madörin, Consiglio delle Donne per la Politica Estera |
Membri della Coordinazione Post Beijing Svizzera:
Frauenstelle für Friedensarbeit cfd, CEVI Schweiz. Kommission für Frauenfragen, Coordination romande Suivi de Pékin, Fraueninformationszentrum FIZ, Frauen + Entwicklung, Frauen für den Frieden, Frauenkirchen-Synode Schweiz, Frauenplenum GR, Frauenrat für Aussenpolitik, FRAP!, Nosotras - Wir Frauen, Pfadibewegung Schweiz PBS, Schweiz. Arbeiterhilfswerk SAH, Schweiz. Landfrauenverband SLFV, Schweiz. Arbeitsgemeinschaft der Jugendverbände SAJV, Schweiz. Kath. Frauenbund SKF, Schweiz. Verband d. Akademikerinnen SVA, Schweiz. Verband alleinerziehender Mütter + Väter SVAMV, Schweiz. Verband für Frauenrechte svf, Schweiz. Vereinigung f. Straflosigkeit des Schwangerschafts-abbruchs svss, Tuluyang Pinoy, vast, WAGGGS alliance F

