Rivoluzione nel settore della moda
Durante la trasmissione «Kassensturz» del 18 marzo 2008, i consumatori non hanno espresso alcun dubbio: non vorrebbero mai acquistare dei vestiti cuciti da bambini. Visto che il mercato produce senza tener conto della clientela, la DB ha deciso di lanciare la campagna «Rivoluzione nel settore della moda» e ha chiesto a Sasi Rekha e alle sue colleghe di produrre una t-shirt equa, ecologica, socialmente sostenibile e non da ultimo alla moda, che viene ora messa in vendita in edizione limitata dalla stessa Dichiarazione di Berna.
I vestiti sono qualcosa di estremamente personale. Fanno parte della nostra immagine ed influenzano il modo in cui gli altri ci vedono. A volte vestiamo in modo impeccabile ed elegante, altre invece preferiamo uno stile sportivo e rilassato. Lasciamo parlare le nostre emozioni, dai jeans all’ultimo grido per il primo appuntamento fino al completo nero per un funerale. Al lavoro esiste un codice (in)formale che regola come ci si debba vestire e per un’avventura all’aria aperta scegliamo un abbigliamento funzionale. Per ogni occasione cerchiamo una tenuta appropriata e i diversi vestiti ci aiutano a sentirci a nostro agio.
I vestiti sono qualcosa di estremamente personale. Fanno parte della nostra immagine ed influenzano il modo in cui gli altri ci vedono. A volte vestiamo in modo impeccabile ed elegante, altre invece preferiamo uno stile sportivo e rilassato. Lasciamo parlare le nostre emozioni, dai jeans all’ultimo grido per il primo appuntamento fino al completo nero per un funerale. Al lavoro esiste un codice (in)formale che regola come ci si debba vestire e per un’avventura all’aria aperta scegliamo un abbigliamento funzionale. Per ogni occasione cerchiamo una tenuta appropriata e i diversi vestiti ci aiutano a sentirci a nostro agio.

Marche di grido senza stile
Al momento di acquistare un prodotto non sappiamo assolutamente nulla della sua provenienza. I mass-media però ci informano sulle misere condizioni lavorative applicate in molte industrie tessili. Allora il nostro cardigan bianco potrebbe essere macchiato di sudore e lacrime ancor prima di averlo indossato?
Come possiamo stare bene nel nostro top della festa se temiamo che le perle e le paillettes che ci fanno sentire al centro dell’attenzione sono state cucite da bambini schiavi? Alcune case di moda indirizzate soprattutto ai giovani come Tally Weijl, Yendi o Zebra, ignorano totalmente le condizioni di vita delle loro sarte. La DB trova tutto questo ben lungi dal loro slogan «totally sexy»!
Sasi Rekha: totally clean!
Sasi Rekha non è una nuova marca, anche se si tratta di una vera sfida per Tally Weijl & Co. Sasi sa perfettamente cosa significhi confezionare abiti, visto che per sei giorni alla settimana siede ad una macchina per cucire della Prem Group Company di Tirupur e produce prevalentemente delle t-shirt per la svizzera Switcher.Le piace lavorare alla Prem perché ha orari di lavoro fissi (8 ore al giorno) e guadagna di più del salario medio percepito dagli altri sarti locali. Con l’aiuto dei 30 colleghi del settore 9 della Prem 2 che hanno lavorato per la Campagna Clean Clothes CCC (26 donne e 4 uomini), ha confezionato il primo capo della serie ed è particolarmente fiera che il suo ritratto sia stato utilizzato per decorare le maniche delle t-shirt. Sasi conosce gli obiettivi della CCC grazie alla formazione seguita recentemente nella sua fabbrica sui diritti del lavoro.
Sa anche che i contadini del lontano Burkina Faso hanno ricevuto un prezzo equo per il cotone bio utilizzato, molto più alto rispetto al prezzo del cotone convenzionale e suppone che la Prem produca in maniera «pulita» le sue merci, dato che – contrariamente a centinaia di altri colorifici di Tirupur che hanno ridotto il fiume della città in una cloaca puzzolente – la tintoria della ditta dispone di un depuratore e di un sistema di riutilizzo dell’acqua a circuito chiuso.
L’ora dei consumatori
La t-shirt con il ritratto di Sasi è disponibile in edizione limitata a 3'000 esemplari. Non si tratta dunque di una concorrenza seria per i maggiori marchi di moda, ma se anche altre ditte dovessero seguire le rivendicazioni della CCC, anche i miopi egoisti operanti nel business dell’abbigliamento si troverebbero in una situazione imbarazzante.Non appena altre ditte applicheranno degli standard minimi dando informazioni trasparenti al riguardo, scoccherà l’ora dei consumatori, perché il mercato può funzionare solo se si ha a disposizione una scelta equa. Per arrivare a questa situazione, i consumatori possono far sentire la loro voce già sin d’ora firmando la petizione in favore di una moda equa e solidale, con la quale si invitano tutte le ditte svizzere del settore ad assumersi finalmente le loro responsabilità.

